Gli altri noi e il giudizio
Prima di giudicare un uomo cammina per tre lune nelle sue scarpe.
(Proverbio Indiano)
E’ consuetudine dell’uomo moderno, prima di compiere un azione importante, passare in rassegna mentalmente tutti i volti delle persone a lui più vicine. In questo stato mentale tendiamo ad anticipare i loro giudizi.
Quante volte hai fatto delle cose solo perché la massa le faceva? Non dire io no! Tutti l’abbiamo fatto! Un esempio? Ti è mai successo di dover andare per forza ad una cena e, anche se non ti andava proprio, ci sei andato lo stesso? Giornata di manifestazione, a scuola come a lavoro, anche se il motivo per cui si manifesta non rispecchia i tuoi principi, se gli altri manifestano non manifesti anche tu? Che penseranno gli altri di te se non lo fai?
Basta solo pensare, difatti, che gli altri daranno un giudizio negativo alla nostra azione per non compierla. Di conseguenza i nostri desideri sono meno determinanti dei giudizi degli altri e, quando pensiamo, siamo più liberi di quando agiamo.
Il percorso che si pone alla nostra attenzione è dunque il seguente:
Pensiero => Filtro dei giudizio => Azione (?)
La nostra azione è, dunque, più spesso di quando pensiamo, a livello conscio e inconscio, influenzata dal consenso e dalla disapprovazione degli altri membri della comunità della quale facciamo parte.
Questo atteggiamento sfocia, il più delle volte, nel farci rinunciare a parte dei nostri desideri, che essi siamo cose o azioni, che avremmo voluto possedere o compiere.
E’ molto importante tenere presente, però, che si tratta di un anticipazione di giudizio degli atri non del giudizio vero e proprio. Senza compiere l’azione non potremmo essere sicuri di quel gli altri penseranno non avendo la sfera di cristallo!
Premesso questo, proviamo a dare un’interpretazione al tutto. Un individuo può essere condizionato dall’anticipazione di giudizio in maniera maggiore o minore. Essenzialmente dipende dalla sicurezza che ha l’individuo stesso. A condizionamento maggiore corrisponde minore libertà di scelta e viceversa. E’ incontestabile che per concretizzare il nostro motto universale, “ad maiora semper” crescita costante, un uomo ha bisogno di essere libero. Minore è la sua libertà minore saranno le sue possibilità di crescita.
Se succubi del giudizio presunto degli altri cominceremo ad intraprendere un percorso negativo dove la strada è il loro compiacimento e non il nostro. Tale percorso portato, alla cronicizzazione, porta all’abbandono della propria affermazione in funzione del dispiacimento dell’altro.
Il grandissimo Antonio De Curtis, in arte Totò, aveva capito una cosa fantastica che valeva allora e vale ancora oggi. I suoi personaggi, che essi fossero ladri, gente di strada o nobili, erano sempre affamati e sfortunati, erano furbi solo per mangiare e tirare avanti. Per risultare simpatici, attirare l’attenzione del popolo, il personaggio da lui interpretato doveva attirare la loro attenzione consolatoria.
Walt Disney ha costruito un mito con Pluto, per non parlare di Paperino! A te chi piace di più Paperino o Zio Paparone? E perchè? Ti lascio riflettere sulla risposta.
Tutto questo per dirti cosa? Che il peggio che possa capitarti è cadere in questo tranello! Per attirare la simpatia del prossimo eviti il successo o meglio hai paura del successo. Sei li, sei arrivato, è a due passi, lo vedi ma non lo afferri! Perchè? Il motivo è che hai talmente tanto cronicizzato il percorso negati che hai paura di quello che possa accaderti se arrivi al gradino più in alto. Hai paura del successo e dei cambiamenti che porterà nella tua vita sconvolgendo la routine che ti circonda e fomentando invia e odio negli altri che prima ti erano vicini. Sveglia è solo la tua immaginazione che parla!
Quindi:
- fa attenzione che l’approvazione degli altri non sia primaria per te;
- fa quello che ritieni opportuno anche se dispiacerà a qualcuno;
- rifletti su quello che limita il tuo comportamento per poter avere una visione più chiara ed eventualmente intervieni;
- soprattutto, non aver paura mai del successo.
E tu hai come sei?
Il giudizio degli altri ti inibisce?
Quanto peso gli dai?
Pensaci Giacomino.
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